Lion’s Mane: caratteristiche, proprietà e cosa dice la ricerca

Lion’s Mane: caratteristiche, proprietà e cosa dice la ricerca

Il Lion’s Mane, nome con cui è comunemente conosciuto l’Hericium erinaceus, è un fungo commestibile facilmente riconoscibile per la particolare forma del corpo fruttifero. Al posto del classico cappello con lamelle o pori, sviluppa numerosi aculei bianchi rivolti verso il basso che, crescendo, formano una massa compatta simile a una criniera. Negli ultimi anni questa specie ha attirato un crescente interesse scientifico per la presenza di numerosi composti bioattivi, tra cui polisaccaridi, erinacine ed ericenoni. Una parte importante della ricerca riguarda il sistema nervoso e la funzione cognitiva, ma vengono studiate anche le possibili interazioni con la risposta immunitaria e il microbiota intestinale. È proprio la varietà dei composti presenti nell’Hericium erinaceus, insieme ai risultati emersi finora dalla ricerca, ad aver contribuito al crescente interesse scientifico verso questa specie.

Caratteristiche dell’Hericium erinaceus

L’Hericium erinaceus appartiene alla famiglia delle Hericiaceae ed è un fungo lignicolo che cresce principalmente sul legno di latifoglie. Come altri funghi che si sviluppano sul legno, possiede sistemi enzimatici che gli permettono di degradarne e utilizzarne diversi componenti. Il corpo fruttifero è inizialmente bianco o color crema. Con la maturazione, gli aculei si allungano progressivamente e possono assumere tonalità leggermente giallastre. La particolare morfologia del fungo è all’origine del nome inglese Lion’s Mane, cioè “criniera di leone”. L’Hericium erinaceus è inoltre apprezzato come fungo commestibile. La sua struttura compatta e fibrosa lo distingue da molte delle specie più comunemente consumate e gli conferisce caratteristiche particolari anche in cucina.


I principali composti studiati

L’interesse scientifico verso il Lion’s Mane non dipende da una singola sostanza. Nel fungo sono state identificate numerose categorie di composti, tra cui polisaccaridi e beta-glucani, composti fenolici, steroli, terpenoidi, ericenoni, erinacine e altri metaboliti secondari. Alcuni di questi composti hanno attirato particolare attenzione per le attività biologiche osservate negli studi sperimentali. La loro presenza e concentrazione possono però variare. Il corpo fruttifero e il micelio, per esempio, non presentano necessariamente lo stesso profilo di metaboliti. Anche il ceppo, il substrato e le condizioni di crescita possono influire sulla produzione di determinate sostanze. Queste differenze sono importanti per interpretare correttamente i risultati della ricerca: alcuni studi utilizzano il corpo fruttifero, altri il micelio, altri ancora estratti o specifici composti isolati. Parlare genericamente di un effetto osservato “nel Lion’s Mane” può quindi essere impreciso se non si considera quale materiale sia stato effettivamente studiato.


Erinacine ed ericenoni

Tra i metaboliti più studiati dell’Hericium erinaceus troviamo le erinacine e gli ericenoni. Le erinacine sono diterpenoidi appartenenti alla classe dei cyathane e sono state studiate soprattutto nel micelio. Numerose ricerche precliniche ne hanno approfondito le possibili attività neurotrofiche e neuroprotettive, contribuendo ad aumentare l’interesse verso il Lion’s Mane nel campo delle neuroscienze. Gli ericenoni appartengono invece a un’altra classe di metaboliti e sono stati identificati principalmente nei corpi fruttiferi. Anche questi composti sono oggetto di ricerca per le loro possibili attività biologiche. Il micelio e il corpo fruttifero possono quindi presentare caratteristiche chimiche differenti. Parti diverse dello stesso organismo possono produrre o contenere metaboliti differenti, un aspetto particolarmente importante quando si confrontano studi e preparazioni a base di Lion’s Mane.


Lion’s Mane e neuroscienze

Quello delle neuroscienze è probabilmente il settore che ha contribuito maggiormente a far conoscere il Lion’s Mane al di fuori dell’ambito strettamente micologico. Una parte importante della ricerca riguarda infatti l’interazione di alcuni suoi composti con i fattori neurotrofici, proteine coinvolte nello sviluppo, nella sopravvivenza e nel mantenimento delle cellule nervose. Tra questi troviamo il Nerve Growth Factor, o NGF. Diversi studi sperimentali hanno osservato che alcuni estratti di H. erinaceus e determinate erinacine possono influenzare processi collegati alla crescita, alla sopravvivenza e al funzionamento delle cellule nervose. Questi risultati hanno aperto un filone di ricerca particolarmente interessante e hanno portato a studiare il Lion’s Mane anche nell’uomo, soprattutto in relazione alla funzione cognitiva.


Cosa mostrano gli studi sull’uomo

Alcuni studi clinici hanno prodotto risultati interessanti. Uno dei più conosciuti è un trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo pubblicato nel 2009. Lo studio ha coinvolto 30 persone tra i 50 e gli 80 anni con lieve deterioramento cognitivo, suddivise in due gruppi. Per 16 settimane, uno dei gruppi ha assunto compresse contenenti polvere di Hericium erinaceus, mentre l’altro ha ricevuto un placebo. Durante il periodo di assunzione, il gruppo trattato ha mostrato risultati migliori in alcuni test utilizzati per valutare la funzione cognitiva. Dopo l’interruzione dell’assunzione, i punteggi hanno mostrato nuovamente una diminuzione.
Nel 2020 è stato pubblicato anche uno studio pilota, in doppio cieco e controllato con placebo, che ha valutato per 49 settimane una preparazione di micelio di H. erinaceus arricchito in erinacina A in persone con malattia di Alzheimer lieve. Anche in questo caso sono state osservate differenze in alcuni parametri cognitivi e funzionali tra il gruppo che aveva assunto la preparazione e quello che aveva ricevuto il placebo.
Sono stati condotti studi anche su adulti sani e nuove ricerche continuano ad approfondire il possibile rapporto tra H. erinaceus e funzione cognitiva. Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha raccolto gli studi clinici e preclinici dedicati al Lion’s Mane, individuando risultati di particolare interesse soprattutto nell’ambito cognitivo.
La ricerca sull’uomo rimane meno estesa rispetto a quella sperimentale e i diversi studi utilizzano preparazioni non sempre confrontabili tra loro. I risultati ottenuti finora spiegano comunque perché questo settore continui a ricevere una crescente attenzione scientifica.


Polisaccaridi e risposta immunitaria

Un altro importante filone di ricerca riguarda i polisaccaridi dell’Hericium erinaceus. I polisaccaridi fungini sono molecole complesse e alcuni di essi possono interagire con cellule e meccanismi coinvolti nella risposta immunitaria. 

Negli studi sperimentali sui polisaccaridi dell’H. erinaceus sono stati osservati effetti sull’attività di macrofagi, linfociti e cellule NK, o natural killer, oltre che su diverse vie di segnalazione cellulare. Da queste osservazioni nasce l’interesse verso la possibile attività immunomodulante dei polisaccaridi del Lion’s Mane. Il termine “immunomodulante” non significa semplicemente rendere il sistema immunitario “più forte”, ma indica la capacità di interagire con i complessi meccanismi che ne regolano l’attività.

Polisaccaridi, intestino e microbiota

Negli ultimi anni è aumentato anche l’interesse per il rapporto tra i polisaccaridi dell’Hericium erinaceus e il microbiota intestinale. Alcuni polisaccaridi fungini possono raggiungere il colon senza essere completamente digeriti e diventare così disponibili per le comunità microbiche intestinali. Negli studi sperimentali sono state osservate variazioni nella composizione del microbiota, nella produzione di alcuni metaboliti e in parametri associati alla barriera intestinale e alla risposta immunitaria. Una revisione pubblicata nel 2025 ha raccolto le ricerche dedicate proprio alle interazioni tra i polisaccaridi dell’H. erinaceus, il microbiota e i metaboliti prodotti dai microrganismi intestinali.
Si tratta di un settore ancora in piena evoluzione, ma che aggiunge un ulteriore elemento di interesse allo studio di questa specie.


Perché micelio, corpo fruttifero ed estratti non sono equivalenti

Quando si parla delle proprietà studiate nel Lion’s Mane è importante capire che non tutte le preparazioni sono uguali. Il micelio e il corpo fruttifero possono avere composizioni differenti e contenere determinati metaboliti in proporzioni diverse. Gli estratti rappresentano un caso ancora diverso: attraverso il processo di estrazione è possibile concentrare specifiche categorie di composti e ottenere quindi una preparazione con caratteristiche differenti rispetto al fungo consumato come alimento. Lo stesso vale per le preparazioni standardizzate utilizzate in alcuni studi, formulate per contenere quantità definite di determinati metaboliti, come l’erinacina A.
Questa distinzione permette di interpretare correttamente i risultati della ricerca: un effetto osservato utilizzando un estratto concentrato o una preparazione specifica non può essere attribuito automaticamente, nelle stesse proporzioni, al consumo del corpo fruttifero.


Un fungo da conoscere anche in cucina

L’interesse scientifico che circonda il Lion’s Mane rischia a volte di mettere in secondo piano una caratteristica molto più immediata: si tratta prima di tutto di un fungo commestibile.

La particolare struttura del corpo fruttifero gli conferisce una consistenza diversa rispetto a quella di molte specie più comuni. Durante la cottura mantiene una struttura compatta e fibrosa e può essere utilizzato in numerose preparazioni. Portare il Lion’s Mane in cucina significa quindi scoprire una specie ancora poco comune sulle tavole italiane e ampliare la varietà di funghi presenti nella propria alimentazione.
A questo si aggiunge il crescente interesse della ricerca verso la sua particolare composizione, che rende l’Hericium erinaceus interessante non soltanto dal punto di vista gastronomico, ma anche scientifico.


Cosa possiamo concludere oggi

Il Lion’s Mane riunisce caratteristiche che lo rendono una specie decisamente particolare. È un fungo commestibile dalle caratteristiche gastronomiche originali e contiene numerosi composti che negli ultimi anni sono diventati oggetto di crescente attenzione scientifica.
La ricerca sta approfondendo soprattutto il rapporto tra alcuni di questi composti e il sistema nervoso, la funzione cognitiva, la risposta immunitaria e il microbiota intestinale. Gli studi sull’uomo sono già iniziati e alcuni hanno prodotto risultati interessanti, mentre numerosi altri aspetti continuano a essere approfonditi attraverso la ricerca sperimentale. Questo non significa attribuire al Lion’s Mane proprietà terapeutiche già dimostrate, ma riconoscere che dietro il crescente interesse verso questa specie esiste una base scientifica concreta.
Per chi desidera ampliare la varietà di funghi presenti nella propria alimentazione, il Lion’s Mane rappresenta quindi una specie particolarmente interessante: un fungo da coltivare, cucinare e conoscere, la cui composizione continua allo stesso tempo a essere studiata dalla ricerca scientifica.


Fonti e riferimenti scientifici

Menon A. et al. (2025). Benefits, side effects, and uses of Hericium erinaceus as a supplement: a systematic review. Frontiers in Nutrition.
Spangenberg E.T. et al. (2025). Unveiling the role of erinacines in the neuroprotective effects of Hericium erinaceus: a systematic review in preclinical models. Frontiers in Pharmacology.
Mori K. et al. (2009). Improving effects of the mushroom Yamabushitake (Hericium erinaceus) on mild cognitive impairment: a double-blind placebo-controlled clinical trial. Phytotherapy Research.
Li I.C. et al. (2020). Prevention of Early Alzheimer’s Disease by Erinacine A-Enriched Hericium erinaceus Mycelia Pilot Double-Blind Placebo-Controlled Study. Frontiers in Aging Neuroscience.
Song Y. et al. (2025). Recent insights into Hericium erinaceus polysaccharides: Gastrointestinal, gut microbiota, microbial metabolites, overall health and structure-function correlation. International Journal of Biological Macromolecules.
Sheng X. et al. (2017). Immunomodulatory effects of Hericium erinaceus derived polysaccharides are mediated by intestinal immunology. Food & Function.
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